Attraverso la pittura, Thomas “impara” ad essere se stesso e velando i suoi quadri, svela recondite porzioni della sua personalità. Ogni opera è l’espressione visiva del suo “Sé, che, nello scorrere dei pensieri e delle impressioni, resta sfondo immobile, specchio stabile e fluido”. Tanto più è meditato il procedere dell’elaborazione pittorica, tanto più Thomas si scopre una crisalide che attende di aprirsi e spiccare un volo libero. Le sue spirali in avvolgimento, al centro della scena, appaiono come fragili ninfee che svelano la loro bellezza e i loro misteriosi linguaggi simbolici e attendono di percepire la luce, di librarsi in uno spazio in oscillazione tra mutamento e identità, movimento e quiete. L’esito di questi legami opposti è un equilibrio tra l’onirico e il metafisico, l’analisi e il tangibile. Corporeo e incorporeo sono in continua attrazione tra loro, in un perenne dialogo silente, in un armonico intersecarsi, compenetrarsi e confondersi. Sono questi due elementi della personalità dell’artista veneto che si specchiano sul dipinto, dando vita a tensioni che puntano a non disperdere energie, bensì a raccoglierle per affinare lo sguardo e l’osservazione sulla percezione del sensibile. Il segno creativo di Thomas parte da una linea corta, timida, rigida che disegnata su particole eucaristiche azime, genera solidi geometrici in cerca di tridimensionalità, per giungere poi pittoricamente alla sospensione di forme in fieri entro paesaggi dell’anima. Si tratta del tentativo di andare “in fondo alla coscienza” e dargli una consistenza, scoprendo però, come Haruki Murakami, che laggiù “c’è un nucleo che non possiamo percepire”. Nel suo caso lo scrittore giapponese vede “una città. Una città dove scorre un fiume, circondata da un alto muro di mattoni. Io vivo lì. Anche se quel posto non l’ho mai visto con i miei occhi, quindi non so dirti altro”. La città in cui vive Thomas è costruita in mezzo a un rigoglioso bosco fitto, dove penetra una luce rarefatta, metafisica, medioevale, dove si sente il profumo umido del sottobosco e dove gli occhi possono immaginare un luogo in cui fermarsi per trovare ristoro. Dove il corpo può sentirsi leggero e abbandonarsi in un sogno dolce cullato da visioni appaganti.

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