Laurina si presenta negli spazi di Palazzo Largo Augusto, sede di Banca Sistema a Milano, con differenti corpi di lavoro appartenenti alla produzione dell’ultimo cinquennio. L’esposizione apre le porte con la tela Suicide Island, un’opera del 2017: al centro, su un mare di lava rosso sangue, si erige un’isola, sopra la quale dei personaggi – frutto del genio creativo e non – cercano di sopravvivere. Chi non riesce a spuntarla, è destinato a cadere nel liquido rovente. Per primo Olaf, il pupazzo di Frozen, si scioglie, insieme ai Teletubbies. La scimmietta gialla Flat Eric, storica mascotte della Levi’s, e un panda – inventato da Laurina – si appendono al ciglio dell’isolotto per salvarsi; un uomo getta la sua testa decapitata – riferimento a Davide e Golia, dove però Davide ha in mano la sua testa ed è prossimo al sacrificio; alle spalle le casse Nitro Tnt – spunti rubati dai videogiochi – enfatizzano la scena. Laurina Paperina non lascia margine di dubbio, la sua ironia e il suo sarcasmo mettono subito alle strette, pur facendo intravedere un barlume di speranza con Poochie, gioconda sul ciglio del precipizio, fuori pericolo insieme a Felix the Cat, che si diverte con la coda di un topo trasformatasi nella manina appiccicosa che i bambini trovavano nei sacchetti delle patatine.  Proseguendo nell’esposizione, per un assaggio del fare arte di Laurina, si diramano opere appartenenti alla serie How to kill the artists e Loser (Superfake). Queste opere si riferiscono al concetto di vendetta e mostrano – e dimostrano – le origini di Laurina, il suo amore per la carta e per il disegno schietto. Peter Pan VS Captain Hook, dove Capitan Uncino infligge una spada nel corpo del buon Peter Pan; Sylvester VS Tweety Bird, dove Gatto Silvestro – finalmente – riesce ad acchiappare Titti; Frida Kahlo si decapita la testa; Louise Bourgeois è abbozzolata e intrappolata in una sua opera; l’artista inglese D*Face schiacciato dalla sua scultura più riconoscibile. Nella serie intitolata How to kill the artist – che deriva da un ciclo di video animazioni nate nel 2007 – Laurina si prende gioco di se stessa e dei più noti artisti contemporanei con ironia dissacrante. Una serie spietata che narra la sua ipotetica morte e quelle di artisti ormai arrivati all’apice del successo e osannati dalla critica. Il tratto di Laurina Paperina rimanda, da una parte, alla tradizione del disegno dei libri illustrati per bambini, dall’altra, al fumetto e, per la verve comica e capacità di critica, anche al grande fenomeno popolare dei cartoons americani, con un pizzico di cattiveria in più: Laurina si diverte a estremizzare il racconto fino allo splatter. I suoi lavori evocano i linguaggi che germinano dal mondo di internet, della televisione e del cinema horror degli anni ‘80 e ‘90.

Una volta “entrati nel mood” di Laurina, siamo pronti ad avanzare verso le opere più recenti, alcune realizzate ad hoc per la mostra del 2021 I giovani non hanno più, dove l’artista dialoga con Daniel Jhonston e Tommaso Buldini. Un’esposizione che riflette sui nostri giorni, sui giovani che non hanno più. Internet e social networks come spunto di riflessione, forse di un appiattimento sociale. I meme, parte ormai del quotidiano, sono metafora di una comunicazione sbrigativa. Smile! The end is near è un piccolo dipinto su tela in cui Laurina riassume il convenzionalismo. Picchio Picchiarello e Felix the Cat aprono a sipario uno smile che si trasforma in un teschio. Vanitas allusive alla caducità della vita. Poi, una tela di piccolo formato, con Teletubbies ballerini dove, sul petto dei personaggi, si compone la scritta Have a nice day, un augurio di Buona giornata decisamente beffardo dato che, poco più in alto, da una protuberanza sulla testa dei Tubbies si compone la scritta Fuck.

Opera cruciale della mostra è la grande tela Death/Resurrection – un capolavoro di 200×150 cm – che ha occupato due anni di produzione dell’artista, in cui Laurina si sofferma a riflettere non solo sulla società e su quello che ci circonda, ma anche sulla sua vita. Una riflessione personale. Con il suo linguaggio più iconico, fatto di ingannevoli colori brillanti, personaggi e scene, Laurina si scopre o, per meglio dire, si lascia intravedere. Questa è decisamente l’opera più significativa degli ultimi anni,  un dipinto che parla di lei al 100% – le personalità presenti sono quasi tutte simboliche e fanno riferimento ad avvenimenti personali realmente accaduti; in questo lavoro non sono presenti solo “big usa e getta” della cultura popolare, ma convivono oggetti/soggetti che richiamano la vita reale e che vengono tradotti in modo allegorico: in primis, gli angeli che sparano matite e colpiscono il corpo di Laurina – il soggetto principale al centro della scena è proprio lei, l’opera è un autoritratto – e fanno riferimento al suo lavoro, all’arte, che presumibilmente potrebbe ucciderla (spesso  nelle sue opere, quando lavora sulle sue raffigurazioni, usa le matite come arma di autodistruzione); l’orologio di Salvador Dalì che ci indica un tempo che a volte sembra infinito e a volte sembra passare troppo velocemente; gli angeli si trasformano in personaggi malvagi e si contrappongono ai diavoli, che troviamo nella parte bassa del dipinto, personaggi positivi, buoni e caritatevoli che cercano di sorreggere tutto lo scenario; le rane che si tuffano dal teschio si riferiscono ad un episodio della Bibbia, uno degli avvenimenti delle Piaghe d’Egitto nel quale rane piovono dal cielo durante la liberazione degli schiavi; il teschio, simbolo che solitamente richiama al concetto di morte, viene rappresentato da Laurina per simboleggiare la resurrezione, ha infatti le ali e beve una coca-cola come fosse lo spettatore di tutti gli avvenimenti che accadono sull’isola ma, al tempo stesso, è colui che sorregge i protagonisti. In quest’opera troviamo moltissime figure storiche di Laurina, come il suo cane, Zelda, appesa alla pianta; il topo fumatore, Bubo, suo personaggio/autoritratto storico che, sotto il teschio e afferrato dal pipistrello, ha un fantasma che gli esce dalle natiche; la marmotta che scrive Fun cool O, forse la frase che direbbe l’artista oggi, riguardando questo quadro e ripensando ai fatti accaduti. Certamente, tutta la verità su questa tela non è data sapersi.

E così, arriviamo alle opere più recenti. Un megamix di tele di piccolo e medio formato. Tra le più esaustive Greta Thunberg VS Methan Emissions, un pezzo di 35×50 cm in cui la Thunberg, con faccia minacciosa, redarguisce la mucca che produce inquinamento e regge il cartello “Skolstrejk för Klimatet”. La sua protesta verso per la giustizia climatica, volta ad azioni politiche atte a prevenire il riscaldamento globale e climatico. Sempre con attenzione – e disapprovazione – verso ciò che nuoce, incontriamo Kermit the Frog, la rana dei Muppet, che si suicida nell’opera Sex, drugs and rock’n roll; un procione che si imbottisce di junk food; Heidi mangiata dalle sue capre “le caprette non ti fanno più ciao!”; Racoon – inventato da Laurina – si ingolfa di pizza. Il cerchio si chiude con la super ironica Ice Cream I Scream, dove, tra le palline di gelato, compare il terrificante volto di Scream di Wes Craven dove chi urla muore, ma non vi preoccupate, la speranza è l’ultima a morire; I want to believe in something, dove un papero alieno vola sopra un piccolo ufo, ci rasserena.

In dialogo, otto disegni raffiguranti “topi famosi” che accennano Mickey Mouse in versione Paperina’s styleBat rat; Itchi mouse; Mickey rat; Ratbo; Super rat (Pikachu); The suicide of Banksy’s rat; Marcel Duchamp VS Speedy Gonzales; Weird mouse – sono qui lo sfoggio della sua creatività e del suo divertirsi con l’arte. I topolini sono opere indipendenti e dettagli di tele più grandi al tempo stesso. Se Mickey rat e Bat rat sembrano giocare tra di loro, il topo di Bansky senza occhi può essere lo zoom di altre opere più complesse.

Tra le tele di dimensioni importanti incontriamo: Burning Owl Island, del 2019, dove riferimenti al mondo dell’arte come Il coniglio di Paul McCarthy, i palloncini e il topo di Banksy, la sega di Claes Oldenburg, la rana crocefissa di Martin Kippenberger, i barattoli di tomato soup di Warhol e i cagnolini di Koons sono i protagonisti di una revenge in cui fanno cose assurde, che rimandano a fatti che succedono nel mondo odierno come la guerra, l’inquinamento, la siccità e il riscaldamento globale. Un’opera significativa è quella con la maschera veneziana usata durante le pestilenze per proteggersi dal contagio – meglio conosciuta come il Medico della Peste e oggi diffusa nella cultura Steampunk – che allude alla pandemia da Covid-19. Per Laurina, infatti, dipingere e, in qualche modo, ricordare gli eventi di attualità è stimolo e desiderio di parlare e far parlare del presente e del passato.

Proseguendo, In Pink Pig we trust – opera rivisitazione dello slogan In God we trust (motto che si trova sulle banconote  da un dollaro americano)– troviamo al centro del teatro il salvadanaio – simbolo di Banca Sistema e metafora del risparmio e della liquidità – che, qui, viene venerato dai personaggi che vivono nella scena e che, come in una sorta di processione, portano a Pink Pig qualcosa di loro come pegno; opere d’arte, oggetti, persone del cuore e desideri pronti ad essere trasformati in progetti per il futuro e in nuovi sogni. Per primo Maurizio Cattelan, porta la sua scultura comunemente conosciuta come Dito medio, di cui il vero titolo è L.O.V.E., acronimo di libertà, odio, vendetta, eternità. La scultura posta al centro di Piazza Affari a Milano, di fronte a Palazzo Mezzanotte, sede della Borsa, è sicuramente una provocazione e, non a caso, Laurina decide di inserirla nella parte centrale opera; poi, gli omini di Keith Haring recapitano le opere dell’artista; il topo di Banksy dona lo stesso Bansky; Snoopy consegna Woodstock; Spongebob affida il suo amico Patrick Stella e gli Orsetti del cuore che mettono in pegno l’arcobaleno.

La mostra, con le sue opere più recenti, vuole credere in qualcosa, è come se volesse mandare un messaggio ottimista verso il mondo contemporaneo che spesso di speranzoso ha ben poco…. I want to believe!

I WANT TO BELIEVE

LE OPERE ESPOSTE

LE OPERE

ESPOSTE

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